Le coq nue escort girl a vichy

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Insomma, abbiamo cercato di far rivivere presso i posteri i nostri contemporanei nel loro aspetto vivo, di risuscitarli con la stenografia ardente di una conversazione, con la sorpresa fisiologica di un gesto, con quei sottili tratti passionali in cui si rivela un uomo, con quelle imprecisabili sfumature che restituiscono l'intensità della vita, col notare infine un po' di quella febbre che caratterizza l'esistenza inebriante di Parigi.

E in questo lavoro che voleva prima di tutto far vita seguendo un ricordo ancora caldo, in questo lavoro buttato in fretta sulla carta e non sempre riletto, valgano quel che valgano la sintassi alla buona e la parola senza passaporto - abbiamo sempre preferito la frase e l'espressione che smussavano e accademizzavano meno la vivacità delle nostre sensazioni, la fierezza delle nostre idee.

Questo diario è stato cominciato il 2 dicembre , il giorno in cui fu messo in vendita il nostro primo libro, il giorno del colpo di Stato. Tutto il manoscritto è vergato da mio fratello sotto una dettatura a due: Dopo la morte di mio fratello, poiché consideravo conclusa la nostra opera letteraria, presi la decisione di chiudere il diario alla data del 20 gennaio , sulle ultime righe scritte da lui.

Ma allora ero tormentato dal desiderio di raccontare a me stesso gli ultimi mesi e la morte del povero caro, e quasi subito gli avvenimenti dell'assedio e della Comune mi spinsero a continuare questo diario, che è ancora, di quando in quando, il confidente del mio pensiero. O cinque mastini affamati che dilaniavano a colpi di zanne un vecchio asino magro e indifeso? Ed eccoci a giocare ai giornalisti. Il nostro giornale ha un ufficio al pianoterra della rue d'Aumale, una strada recentissima.

Ha un responsabile che riceve cento soldi per ogni firma: Ha una linea di condotta: Ha annunci gratuiti e promesse di premi: Villedeuil, che porta negli affari un po' del suo abbigliamento stravagante, un po' dei suoi panciotti di velluto e delle sue catene da orologio, che gli danno l'aria di un principe italiano male in arnese, Villedeuil ha l'idea di offrire un ballo agli abbonati. Un giornale, infine, a cui non manca nulla, tranne gli abbonati.

Passiamo in questo ufficio due o tre ore alla settimana ad aspettare, ogni volta che passa un passante in questa strada nuova in cui si passa pochissimo, ad aspettare gli abbonamenti, il pubblico, i collaboratori.

Non arriva nulla, neppure materiale da pubblicare: Continuiamo imperterriti il nostro giornale nel vuoto, con fede di apostoli e illusione di azionisti. Villedeuil è obbligato a vendere una collezione delle Ordonnances des Rois de France per salvarne la vita; poi scopre un usuraio, da cui ricava cinque o seimila franchi. Il mondo si ostina ad ignorarci. Al nostro pittore si sostituisce, in veste di responsabile, un tale Cahu,' di una stranezza che bene si accorda con il suo nome, libraio nel quartiere della Sorbona e membro dell'Académie d'Avranches; gli succede un vecchio militare, che sembra uno schiaccianoci, con un tic nervoso che lo fa volgere di continuo in direzione delle spalline e sputare all'indietro.

Butto il nome di Gavarni nell'orecchio di Villedeuil: Per il ballo degli abbonati Villedeuil aveva preso dal suo usuraio una partita di duecento bottiglie di champagne: Rischio di perdere uno splendido matrimonio e ho bisogno di questi trentamila franchi: Dumas gli disse di ritornare. L'indomani aveva letto il manoscritto e lo aveva firmato. Si tratta di Les deux Dianes.

Balzac mangiava come un porco. Quando sfiorava l'indigestione, abbuffato e sul punto di impazzire, si coricava. A mezzanotte si faceva svegliare, beveva del caffè e buttava giù grossolanamente qualche pagina.

Dopo di che si metteva in moto. Balzac incorreggibile e asfissiante. Nella vita privata incolto e ignobile, all'oscuro di tutto: Quando lavorava sembrava in stato di sonnambulismo e, concentrato su un punto, per intuizione, si richiamava alla mente ogni cosa, anche quelle che ignorava.

Discussione tra madame Sand e Clésinger. Le nostre serate, quasi tutte le nostre serate d'ozio, le passiamo in un fondo di bottega, nella bottega di Peyrelongue, un singolare mercante di quadri, che ha circa trentamila franchi da mangiare a suo padre.

Un giorno si decide un'escursione a Fontainebleau, a Marlotte, da Saccault, patria di elezione del paesaggio moderno e di Murger. Amélie indossa l'abito più sgargiante e mette insieme tutti i suoi gioielli. Ed eccoci nella foresta, dove ogni albero sembra un modello, circondato da un cerchio di tavolozze. Qui grandi corse dietro ai pittori e alle loro amanti, aspirando l'aria di campagna come delle sartine: Si vive in famiglia. I tramezzi lasciano passare i rumori dell'amore. Si prende a prestito il sapone, si hanno appetiti da orco sfogati su scarsi intrugli.

Ogni cosa è condita dallo spirito che fa dimenticare il mezzovino e mette un'aria di vaudeville in questa foresta, anche in questo Bas-Bréau, dove sembra di poter vedere dei Druidi. Ognuno paga il suo scotto di buon umore.

Le donne si bagnano gli stivaletti senza brontolare. Murger è gaio come un convalescente da una sbornia di assenzio. Si raccontano frottole, seduti sulle rocce. Da Saccault si tentano partite di bigliardo su una specie di tavolo con tali solchi da provocare carambole forzate.

La cosa più singolare era l'ufficio di Villedeuil, che aveva utilizzato le tappezzerie, le tendine di velluto nero e le frange argentate del suo salotto di rue de Tournon: Questa stanza mortuaria, che sembrava in attesa di un cadavere, era il sancta sanctorum del giornale. A lato, dietro il graticcio della cassa, stava Lebarbier, nipote del disegnatore del Settecento, raccolto insieme a Pouthier nei bassifondi della bohème, che si era già messo a fare lo spocchioso, benché portasse ancora un nostro vecchio paio di scarpe.

Un uomo piccolo, giallo di pelo e con l'occhio tondo dello jettatore ; un uomo di lettere torbido, un giornalista sospetto; solo, con Villemessant, era sfuggito alla retata in cui erano caduti tutti i giornalisti filoborbonici dopo il 2 dicembre; un uomo che mi ha sempre dato l'idea di essere un orecchio della polizia. Alla tavola del salone c'erano ogni giorno degli habitués.

Murger, con l'occhio e le arguzie di un Chamfort da bettola, l'aria umile e carezzevole dell'ubriaco; Scholl, con il suo occhialino e le sue ambizioni di guadagnare, a partire dalla settimana dopo, cinquantamila franchi all'anno con romanzi in venticinque volumi; Banville, con un'aria smorta da pierrot, un falsetto da uccello, sottili paradossi e eleganti schizzi di personaggi; Karr, con una testa rapata da forzato, in compagnia dell'inseparabile Gatayes, un guastafeste; un ragazzo magro e sudicio, con i capelli spioventi, il ritratto dell'onanismo, di nome Eggis, pieno di rancore contro l'Académie; l'inevitabile Delaage, l'Ubiquità personificata e la Banalità divenuta stretta di mano, un uomo pastoso, vischioso, appiccicaticcio, che sembrava una benevola mucosità; Forgues, un meridionale che portava con aria diplomatica degli articoletti pungenti, tutti spine; Louis Énault, ornato dei suoi polsini, della sua ossequiosità e dei suoi modi involuti e affettati da tenore.

Beauvoir si spandeva spesso negli uffici come schiuma di champagne, frizzante, invadente, sbandierando propositi criminali contro gli avvocati di sua moglie e inviti, campati in aria, a un pranzo chimerico.

Gaiffe si era stabilito sopra un divano, dove passava delle ore disteso e pieno di sonno. Si svegliava solo per raccontare che aveva scassinato lo scrittoio di sua madre rubando gli ultimi venti franchi per mandare dei fiori a un'attrice; oppure lanciava dei frizzi a Venet, facendolo impantanare nelle risposte, affondandolo, annegandolo sotto i colpi e le ironie del suo frasario pungente.

Poi, quando tutti erano partiti, scivolava al fianco di Villedeuil, si incollava a lui, andava a mangiare nel suo piatto alla Maison d'Or, oppure gli spillava venti franchi che producevano in lui una metamorfosi: Charles, in mezzo a tutti, dava ordini, si indaffarava, andava, correva, sguazzava con la fatuità di un ragazzo e la gravità di un ministro, fiero come se fosse stato nei panni di Girardin.

Passava tutto il tempo a escogitare progetti e innovazioni, perché il giornale non aveva abbonamenti; ogni giorno scopriva annunci o premi, un mezzo, un uomo o un nome, che, nel giro di una settimana, doveva procurargli diecimila abbonati. Nonostante tutto, il giornale aveva fatto centro: Era giovane e libero, ricco di idee letterarie, e il lo illuminava. Né ordine né disciplina; tutti disprezzavano per principio l'abbonamento e l'abbonato: Ecco il modo in cui Lambert-Thiboust e Delacour fanno passare un vaudeville.

Vanno da Carpier, quando è ben disposto, quando è stato a letto con Mogador. Lambert-Thiboust legge benissimo e imita tutti gli attori, Delacour ride continuamente: Una pacca a Carpier e il gioco è fatto. Tra le altre cose fece un teschio e delle illustrazioni per il libro da messa di sua nonna. Il maestro di disegno di Cherbourg, da cui fu condotto, disse al padre: Tutto l'anno a Barbizon.

Tre figli, di cui uno storpio. La donna non sa leggere né scrivere. Millet si avvicina, chiede, con lo spirito di canzonatura che è proprio dei contadini, se quell'arnese è molto tagliente e difficile da usare.

Poi, impugnata la falce, la fa correre a piene braccia meglio degli altri. Corot è il più buono di tutti i buoni. La figlia di uno dei Leleux ruppe il piede di un tavolino da bambola e disse a Corot: Durante tutto l'inverno, lavoro rabbioso per la nostra Histoire de la société pendant la Révolution.

Portiamo via quattrocento opuscoli in un colpo dalla casa di M. Perrot, che sta in rue des Martyrs, un povero, poverissimo collezionista che ha messo insieme degli opuscoli introvabili, comprati per due soldi sulle bancarelle, lasciando talvolta in pegno il suo orologio d'argento. Durante il giorno ne facciamo lo spoglio e la notte scriviamo il nostro libro. Abbiamo dato via i nostri vecchi abiti da sera e non ne abbiamo ordinati altri, perché vogliamo precluderci ogni dispersione.

Niente donne, niente piaceri, niente distrazioni; il lavoro e la tensione incessante del nostro cervello. Per fare un po' di esercizio e non cadere malati, ci concediamo soltanto una passeggiata dopo cena, una passeggiata nelle tenebre, sui boulevards fuori mano, perché una distrazione esteriore non ci distolga dal lavoro e dallo sprofondamento spirituale nella nostra opera. Nella sua miseria aveva un tale amore per il lusso che si faceva delle spille con la carta dorata.

Villedeuil era un tipo. Era un figlio del secolo non alla maniera di Byron e di Werther, ma alla maniera di Girardin e di Mercadet. Con una splendida fortuna volle farsi una fortuna. Gli affari furono il suo denaro. Forse, se fosse stato senza un soldo, sarebbe riuscito. C'era in lui il temperamento di un giocatore e una febbre di raggiungere lo scopo, che si serviva di una prodigiosa attività fisica. Se fossero bastate le gambe, sarebbe arrivato dappertutto. Ma, disgraziatamente, era un uomo doppio, ardito e timido, saltimbanco soltanto a metà, arrendevole e altero, pronto ai compromessi, ma con improvvise impennate di orgoglio; gettava il denaro dalla finestra, ma dopo averlo contato, mezzo bambino, mezzo vecchio, cinico e affettuoso, bestemmiatore per scardinare l'idea di Dio.

Qualcosa del gentiluomo restava in lui, misto a un resto di educazione pretesca: Mancava, alle sue capacità, la consacrazione di un carattere. Il suo onore sembrava fluttuante. Un po' della sua coscienza di galantuomo avrebbe potuto venire meno nei momenti critici.

Se fosse nato senza un soldo, si sarebbe lasciato affascinare da Robert Macaire. Non era né un pazzo, né uno stupido, né un uomo cattivo. Fu un ragazzo infelice, che ebbe grandi desideri e le spalle troppo deboli per le sue ambizioni. Era troppo sprovveduto per poter divenire un industriale. Quelli che lo hanno frequentato e sfruttato, molti letterati che gli hanno sparato addosso e che hanno mangiato nel suo portafoglio, ne hanno fatto un imbecille, un ingenuo che si lasciava derubare.

Ha percorso, passo per passo, coscientemente, la strada della rovina: In letteratura valeva certamente molti di coloro che pagava. Senza immaginazione, aveva certe arguzie beffarde, delle fantasie di seconda mano, delle battute e uno spirito che avrebbero fatto la fortuna di un piccolo giornalista senza soldi. Qualche resoconto teatrale e il suo Paris à l'envers mostrano che avrebbe potuto divenire, se avesse lavorato senza buttarsi, un discreto scrittore di secondo piano.

Gli ho visto delle collere da bambino, mai un rancore. Servizievole, generoso per tutti, fu la risorsa dell'intero giornaletto dopo il 2 dicembre. Aveva una certa grazia e un amabile sorriso che avvinceva: Ed era in fondo una natura femminile: Lorsay ci va a letto insieme.

Alle tre gli dice: Gli uomini, quando dormono, sono orrendi. Se mi svegliassi prima di te, ti vedrei russare o fare delle smorfie. Torna a farle una visita due giorni più tardi, dopo pranzo. La trova con una testa tra le gambe e non capisce se sia un uomo, un cane o una donna.

La donna si alza. Lagier lo prende per mano e dice a Lorsay: Poi prende per mano Lorsay e dice all'uomo: Fa le presentazioni con nomi, cognomi, titoli ecc. Qualche giorno dopo Lagier dice a Lorsay: E cosa pensi di me che non lo sono? Vedendo Lafontaine al Ginnasio, dice a Lorsay: È una donna a prezzo fisso. I polpacci, le cosce, il campicello, le tette che le mancano, tutto ha il suo cartellino.

La stessa Lagier a Lorsay: Questo Turcas vi accoglieva a braccia spalancate. Era rotondo, gaio, piacevole. La sua mania era l'ospitalità. Dopo due giorni egli ci aveva riservato, quasi di forza, un posto alla sua tavola. Era una vita affascinante, dolce, che scivolava via con la calma del mare, quella che egli conduceva e che noi conducevamo insieme con lui.

Aveva una casetta, un piccolo giardino, un'amante che era un'attrice bella e imponente del Palais-Royal, di nome Brassine, due o tre canotti con cui si facevano delle corse in mare; e, sulla spiaggia, una specie di capanna di legno, dove si improvvisavano giochi di ogni tipo, si fumava la pipa e si chiacchierava. Ore di pigrizia deliziosa. Il mare al vostro fianco brillava e vi cullava. Il pranzo durava fino all'ora di cena. Le bevute della sera non finivano mai.

Turcas aveva un'ospitalità confortevole: Aveva soppresso ogni cosa superflua, senza rinunciare a nulla. Un compagno di Borsa gli aveva affidato durante la sua assenza l'amante, che era un'attrice come Brassine, un'attrice delle Folies-Dramatiques, di nome Dubuisson. Era quella che si chiama una adescatrice: A quel gioco ci eravamo punzecchiati a vicenda e facevamo a gara nelle ripicche quando una sera, mentre tornavamo dalla casa di Turcas erano le undici e l'albergo dove lei abitava era già chiuso , apparve a un balcone con una vestaglia bianca.

Io ero con Asseline, che la corteggiava assiduamente: Ma io, una volta che ebbi cominciato, salii con tutto l'impegno. Mi aveva colpito, come una sferzata, il desiderio della donna che era là in alto, e rideva e minacciava senza convinzione.

Io salivo allegramente con l'eccitazione di un pazzo e la meccanicità di un sonnambulo. Ero trascinato nell'orbita di quella vestaglia, di quel punto bianco. Infine raggiunsi la meta e saltai sul balcone: È qualcosa che sale, che soffoca, che travolge: Andai a letto con quella donna che mi diceva: Sembri un bambino che guarda un dolce! Ma ormai ero disincantato: Mi sembrava che quella donna dovesse adorare le scimmie.

Quella notte fu come se la sua anima si spogliasse. Mi chiese se conoscevo il suo amante! Sotto quella pelle da prostituta, intravvidi una figurina triste, pensierosa, sognatrice, disegnata sul rovescio di un manifesto teatrale. Dopo ogni colpo, il suo cuore faceva toc-toc, come il cucù di un albergo di paese: Janin è molto sensibile agli attacchi della piccola stampa. Lunghi racconti di questi attacchi: L'articolo è firmato Aubriot Dio mio, è semplicissimo In un paese c'è un capitale di insulti da spendere, ogni anno, mettiamo ventimila.

Sotto un governo costituzionale, questi ventimila insulti vanno a ricadere sul re, sui ministri, ecc Perché non ha un amico? Gavarni diceva che dietro, dalla testa ai talloni, Balzac era una linea retta con una curva all'altezza dei polpacci, mentre davanti era un vero asso di picche. E si mise a ritagliare una carta per mostrarci la linea esatta del suo corpo. Ricordo del 20 marzo ritorno di Napoleone.

Un bel sole, un bel tempo, un bel giorno di primavera. Molte venditrici di violette sui boulevards che offrivano dei mazzolini con un nastro tricolore.

Gavarni, tenuto per mano da suo padre alle Tuileries, di fianco a un mammalucco della guardia. Molti venditori di cocco. A una finestra del padiglione di Flora, aperta, compariva di tanto in tanto la testa di un uomo con una grande fronte e una ciocca di capelli che ricadeva su un occhio. Quando la figura si ingrandiva e si profilava davanti alla finestra, esplodeva un frenetico coro di urrà.

La figura si inclinava leggermente, si allontanava e scompariva. Era l'imperatore che camminava da un capo all'altro del salone, con le mani dietro la schiena. Gavarni andava molto spesso dalla duchessa d'Abrantès. Qui si incontrava gente di ogni tipo. Un giorno vide l'ammiraglio Sidney Smith inginocchiarsi per baciare la mano della duchessa.

La duchessa, una donna gagliarda, con la voce di una venditrice di aringhe, ma con un portamento ancora giovanile. Una volta Gavarni vide una donnetta grassa, vecchia, in odore di borghesia; borghese per l'aria e per tutto, sembrava che le mancasse uno scaldino sotto i piedi e uno straccetto sulle ginocchia. Chiese il suo nome: Quando si va da lui, non si è mai sicuri se vi sbatterà fuori della porta o vi incoronerà di rose.

Tutto l'anno vive a Poissy. Un tempo ha avuto la passione del canottaggio: Risistema continuamente la sua casa di Poissy. In un primo tempo ha cercato di fare la sua casa secondo un'incisione di Teniers; ha mostrato l'incisione agli operai e questi non ci hanno capito niente. Quando bene o male il lavoro è arrivato alla fine, ha demolito il tetto perché non gli sembrava abbastanza acuto; poi, dopo che il tetto era stato rifatto, gli è parso che non fosse in carattere e lo ha voluto in una specie di mosaico colorato.

Nanteuil ha visto il suo salotto, molto bello, in stile Cinquecento, tutto in legno scolpito e con un grande camino: In seguito ha fatto demolire tutto perché voleva un altro stile e ogni giorno un nuovo cambiamento. Sua moglie è disperata: Nel suo studio ha sempre molti pannelli, buttati giù di getto e che rovina portandoli a termine. I mercanti di quadri, Stevens soprattutto, quando vengono a sceglierne uno, incidono il proprio nome sul retro.

È di loro proprietà, ma Meissonier non li consegna che quando ne è soddisfatto. Ha molti scrupoli nella creazione: Non solo, non lavora e non dipinge un quadro che nello stesso mese dell'anno, perché crede che, in caso contrario, la luce e le ombre non sarebbero le stesse.

Janin diceva ad Asseline: Perché ho cambiato parere ogni quindici giorni! Quello è meglio che continui a fare l'incisore! Ma lei ha letto il lavoro? Ne ho letti due versi!

Ma è in prosa! Versi o prosa non ha importanza! Siamo ricaduti nella noia dal piacere più alto. Siamo mal disposti, facili alla fatica. Una settimana ci disgusta per tre mesi; e usciamo dall'amore con un abbattimento spirituale, con una stanchezza di tutto il nostro essere, una prostrazione del desiderio, una tristezza vaga, indefinibile e senza limiti.

Dopo qualche agitazione e qualche ardore, una infinita sazietà ci assale. Ci restano tra le mani dei frutti spremuti, della cenere. C'è in noi una disperazione della volontà, un'indigestione morale del piacere. Ogni cosa ci ripugna e ci è passata per molto tempo la voglia di una vita attiva. Pieni e sazi di materia, abbandoniamo i letti e le veglie come si abbandona un museo di anatomia, conservando imprecisabili ricordi, chirurgici e desolati, di corpi meravigliosi.

Corot, l'uomo felice per eccellenza. Quando dipinge, felice di dipingere; quando non dipinge, felice di riposarsi. Felice della sua piccola fortuna, quando non aveva ancora ereditato; felice della sua eredità, dopo avere ereditato.

Felice di essere un ignoto quando lo era; felice dei suoi successi e di soddisfarsi ogni mese con qualche sudicia modella che viene a trovarlo. Ci torna in mente questa ambizione, la più enorme delle ambizioni che siano entrate nella testa di un mortale da quando il mondo esiste; la più impossibile, la più irrealizzabile, la più mostruosa, la più olimpica delle ambizioni; quella che neppure Luigi XIV e Napoleone messi insieme hanno avuto, quella che Alessandro non avrebbe potuto soddisfare a Babilonia; una ambizione proibita per un papa, per un imperatore, per un dittatore, per il più padrone dei padroni: Da Gavarni, rue Fontaine-Saint-Georges, giochi innocenti.

Quando Murger scrisse La vie de bohème non immaginava di fare la storia di quella che, nel giro di cinque o sei anni, sarebbe divenuta una potenza. Al momento attuale gli speculatori da tre soldi, la massoneria della réclame, regnano e governano e tagliano la strada a ogni galantuomo: Potrebbe avere alle spalle gli in-folio di un benedettino o la fantasia di Heine: Nessuno lo sospetta, ma è il socialismo che regna in letteratura e spara i suoi proiettili infuocati sui letterati capitalisti E, tuttavia, il movimento del era capeggiato da uomini, come Hugo, che non dovevano certo chiedere l'elemosina.

Dietro la porta si odono dei passi. Un domestico senza livrea. Montalembert ha dei lunghi capelli grigi e bianchi, lisci, una faccia piena, dei lineamenti da vecchio bambino; in più un sorriso sonnolento, degli occhi sottili, anche profondi, ma senza lampi; una voce nasale e priva di mordente, con un accento di provincia; i modi manierati sono quelli di chi vi accarezza con tutto il corpo quando vi stringe la mano; una vestaglia clericale.

Siamo stati ai Petits-Ménages per chiedere informazioni su Théroigne de Méricourt. Sei file di ippocastani e sotto la loro ombra mesta quattro file di panchine di pietra. A destra, dei giardinetti con piccoli chioschi semidistrutti e sentieri di una ghiaia giallina, triste come quella dei cimiteri.

A sinistra un viale, e sulle panchine che lo costeggiano, lungo il confine di sole, delle schiene curve con le teste all'ombra: Sotto queste ombre un intero mondo, ma un mondo che non si muove, non parla e non vive; un mondo che si trascina o resta con il capo abbandonato sul petto e le mani a puntello sulle ginocchia ossute. Un brusio velato, labbra bianche che travasano, nella cavità cerosa delle orecchie, idee infantili, pettegolezzi, paure, storie, timori sospettosi di Pitt e Cobourg in una lingua sdentata, soffocata, quasi sbavante tra due mucose.

Gli uccelli giocano tranquillamente tra le loro gambe immobili. Vecchie figure secche e raggrinzite, infagottate malamente dentro pesanti tessuti di lana; le pieghe delle gonne sembrano canne d'organo schiacciate; i piedi dondolanti e insaccati nelle calze blu e nelle pesanti galosce che stringono la caviglia; e le gambe ridotte a un osso.

La morte le ha segnate e marchiate queste misere creature! Ed è terribile vedere queste caricature della vita, che passano con facce di bosso spazzate dalle pendule frange dei berretti da notte, con lo scialle che sguscia fuori della camiciola, lente come spettri, puntellando il passo su vecchi ombrelli.

Questa con una grande visiera sul berretto, sprofondata in una sedia a sdraio Quelle altre affastellate su una panchina e appoggiate spalla a spalla. Una tutta sola, il naso da avvoltoio, e sul naso e sulla faccia tre grandi macchie scure; l'occhio chiaro, lo sguardo torvo, i lembi di un nastro fiammante che ricadono dal suo berretto: È grande e dritta, ossuta e massiccia, con le falangi della mano sinistra allungate, come le unghie di una leonessa, sulla gamba sinistra, accavallata sull'altra.

Sembra una coscienza regale, che veglia, fa i propri conti e ripassa silenziosamente, nella sua memoria di marmo, una vita selvaggia e giornate di fuoco.

Incontrato per strada Banville, tutto in disordine, con la barba lunga: Andiamo a pranzo da Maire. Banville, anche prima del chambertin, è un conversatore delizioso con un'ironia squisita, la malizia più divertente, pieno zeppo di aneddoti da palcoscenico: Il più vero, il più intimo, il più nudo ritratto di Houssaye, questo direttore biondo che si nascondeva e fuggiva nella sua barba; il re degli inerti, da cui non si cavava uno sguardo né una parola: Houssaye della grande scuola dei distratti, dei preoccupati, dei nelle nuvole del secolo Beauvoir, Gaiffe ecc.

Houssaye felice, con gli occhi chiusi, sempre assopito nella sua barba, ha ucciso, inconsapevolmente, la moglie con le sue infedeltà che una volta gli costarono tre duelli in una settimana: Una sera, nel ridotto del Théâtre-Français, Musset era ubriaco come al solito. Augustine Brohan lo apostrofa: Monsieur de Musset, con quale diritto si vanta di essere stato a letto con me?

Ma questa è bella! Se c'è una cosa di cui mi vanto è di non esserci stato! La Brohan resta di sale. Sono a sua disposizione! Ma non è per quella là che lei vuol battersi! Lei cerca briga perché è un cattivo scrittore, perché è illeggibile! È perché lei non ha talento! Sono il suo uomo! Una puttana come quella! L'appuntamento fu stabilito nell'ufficio di Houssaye che sta ancora aspettando i padrini di Musset A proposito di Musset e della Brohan, ecco come nacque Louison.

Monsieur de Musset, perché non fa più di questi deliziosi lavori? La Brohan gli offre la sua casa. La Brohan manda a comprare due scatole di sigari Arriva l'ora di mangiare: Devo andare a pranzo Impossibile Una giornata perduta! Il dramma era finito dopo pochi giorni e fu copiato.

Ho bisogno di un nastro, di uno dei suoi nastri. È stupido, ma insomma La Brohan gli concede il favore. Musset corre a portare il lavoro ad Anaïs. La letteratura si è innalzata dal fatto alla causa, dalla cosa all'anima, dall'azione all'uomo, da Omero a Balzac.

Il realismo nasce ed esplode nel momento in cui il dagherrotipo e la fotografia mostrano quanto l'arte differisca dal vero.

Mirès ha cominciato con il fare un giornale a Marsiglia in tempo di epidemia. Metteva accanto al nome dei morti quello del medico curante. Dopo un po' di tempo i medici si tassarono per cacciarlo via dalla città a peso d'oro. Siamo stati a trovare Barrière, malato e sofferente.

Ci racconta che molto tempo fa Thiers, che aveva ventitré anni, veniva spesso a mangiare nel suo appartamentino di rue de Condé. Barrière aveva conservato dei soldatini di piombo con cui giocava da bambino; dopo pranzo li disponevano sopra un mobile e Thiers si divertiva ad abbatterli con delle palline di mollica. In questo modo preparava il racconto delle battaglie dell'Impero. È innamorato delle parole che Flaubert gli ha detto stamattina, la formula suprema della scuola, che vuole incidere sui muri: Dalla forma nasce l'idea.

Il suo caudatario, un agente di cambio, che ha la mania dell'Egitto e che arriva sempre con qualche copia di gesso sotto il braccio, un uomo grave con frasi piene di gravità, un Prudhomme venuto dopo Champollion, espone all'Europa e agli ascoltatori il suo metodo di lavoro: A questo punto, Gautier salta su come un ruminante che ha finito la digestione e troncando la parola a Feydeau: Se mi sveglio al mattino, è perché sogno di aver fame.

Vedo della carne al sangue, grandi tavole coperte di cibi, banchetti degni di Gamasche. La carne mi butta giù dal letto. Dopo avere fatto colazione, fumo.

Mi alzo alle sette e mezzo, e in questo modo tiro le undici. Allora preparo una poltrona, dispongo sulla tavola la carta, le penne, l'inchiostro - il cavalletto della tortura. Ed è una noia tremenda! Scrivere mi ha sempre annoiato e poi è inutile Là, io scrivo posatamente come uno scrivano.

Un articolo, una pagina sono cose da farsi di getto. È come un bambino: Non penso mai a quello che sto per scrivere. Prendo la penna e scrivo. Sono un letterato, devo sapere il mio mestiere. Eccomi davanti alla carta, come un clown sulla pedana E poi in testa ho una sintassi molto precisa. Butto in aria le frasi come dei gatti e sono sicuro che ricadranno sulle zampe.

Mi impegno a far vedere come si scrive a chiunque. Potrei aprire un corso di feuilleton in venticinque lezioni. Ma guarda chi si vede! Ebbene, Gaiffe, non porti nulla?

E me ne accorgo, perché ormai mi diverto con delle cretinate. È una cretinata, lo so. Eppure non me ne importa un fico, ci rido sopra! Se bevessi avrei dei rubini sul naso. Le cortigiane non mi amerebbero più e sarei ridotto a donne da tre soldi. A casa di Madame Dailly ho incontrato un medico che la cura per certe malattie La nipote di Boucher una puttana!

Era proprio nel sangue! È un grosso errore credere che i pittori siano gente di mondo. I pittori sono operai che restano tali, con un fermento di invidia, tipicamente operaio ma buttato in scherzo, contro le classi alte.

Prudhomme è un simbolo. Nondimeno si danno arie da maledetti, da teppisti, da popolani ubriaconi, per fare più popolo ed essere più forti contro i ricchi. C'è un socialismo non formulato, non teorico, ma di costumi e di tendenze, un socialismo latente e del tutto nascosto, una guerra contro i privilegi, gli abiti, l'educazione e perfino contro i modi.

Questa guerra la si ritrova più spenta, ma ancora vivace, tra i letterati: I letterati nutrono le più strane illusioni non sul loro talento, ma sulla capacità del pubblico di penetrare i sottintesi della loro prosa, della loro collera, della loro adulazione, delle loro stroncature.

Ma, fra tutti, il più illuso è Janin. Ogni settimana tutti i personaggi della storia, dagli Atridi a Rétif de La Bretonne, sono le teste di Turco di cui si avvale per infierire sui contemporanei. E immagina che tutta Parigi, tutta la Francia, tutta l'Europa lo capiscano e indovinino chi è nascosto dietro la maschera; e lo crede con disarmante buona fede. Avvolto attorno allo chignon di una ballerina, per esaltarne lo splendore naturale, si è involato graziosamente durante un passo di danza, è uscito da una finestra del palazzo e si è finalmente adagiato sugli scalini dell'Opera.

Secondo la leggenda, chi lo raccoglierà otterrà il segreto della grazia e della seduzione eterna. Rosaria Palumbo 30 dicembre Elisabetta Bertolini 31 dicembre Roberta Mirata 31 dicembre Greta Giordano 4 gennaio Post più recente Post più vecchio Home page. Rosalba Maura 15 aprile Anuska 15 aprile Sabrina 15 aprile Post più recente Post più vecchio Home page. Commenti sul post Atom. Questo sito utilizza cookie tecnici propri e dei cookie di profilazione di terze parti.

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Angie Piccole Idee di Angie e Ioia 15 aprile Violini e Violette 15 aprile Rosalba Maura 15 aprile Anuska 15 aprile Sabrina 15 aprile Post più recente Post più vecchio Home page. Commenti sul post Atom. Poi, come un intartinamento, dopo questo dramma medievale, Mario Uchard racconta gli inizi della sua carriera teatrale. Dapprima canta in società, in un'opera del duca di Lotta, a Milano: Ma vuole il vero pubblico.

Riesce a farsi ingaggiare per la fiera di Codogno, vicino a Firenze. Ha uno stipendio di mille e duecento franchi al mese; è un tenore dotato di voce piena e affascinante, con un timbro che ricorda quello del famoso Mario, ugualmente corretto, ma con una maggiore estensione. Suoi terrori alle prove. Mette a terra ben presto i compagni, l'accompagnatore e il maestro con la sua cultura musicale: In una lettera al suo amico Antonino Péri si diffonde sulla prima rappresentazione, che fu Robert Devereux.

Il sipario è appena alzato e c'è tutta la corte ad aspettarlo. Prende il coraggio a due mani, entra, si mette in ginocchio accanto alla regina e comincia il suo recitativo.

Prende la nota giusta ed è fatta. Egli tiene il suo sol , gli si abbarbica, ci sta piantato sopra e non vuoi più lasciarlo. Ma ecco che il recitativo è alla fine: Qui raccoglie tutte le sue energie e, vincendo la sua mancanza di saliva, il terrore di tutti i cantanti che paralizza le loro mucose e li rende avvilito , come dicono gli italiani, ripetendosi che non si tratta di un pubblico di amici, ma di spettatori paganti, canta il suo duetto ed è applaudito.

Un residuo di questa emozione lo accompagnava in tutti gli spettacoli, facendogli temere il levare , cioè di essere sostituito, fino al punto che ogni volta rigettava tutto quel che aveva mangiato, con rovina del suo stomaco e grandi risa dei compagni. Lo infastidiva e lo spingeva alla ribellione lo ieratismo del teatro italiano.

Alla corte bisognava essere in bianco, in nero in prigione e, se c'era un morto, il baritono andava in rosso. Per tutte le opere non moderne c'era sempre lo stesso costume: Una volta osa indossare un abito viola e senza lustrini con gran spavento del direttore. Litiga con il baritono Mancuzzi a proposito di un costume: Poi c'è il duello, oltre il Po: Mario è ferito al pollice - in Italia si parano i colpi con la sinistra - e Mancuzzi alla spalla.

Le rappresentazioni sono interrotte e il direttore vuol far pagare a Mario quattrocento franchi di danni, ma i signori, che hanno fatto l'abbonamento, si schierano dalla sua parte. Spettacolo di beneficenza; rifiuto di ricevere soldi e gioielli offerti su un piatto d'argento.

Spavento del direttore, successo di Mario sostenuto dalla nobiltà del luogo. Nel bel mezzo per annunciare - con voce burattinesca la presenza, prevista per quella sera, di Maria Luigia in persona - fa la sua apparizione un cancelliere grottesco, che annusava e tirava su ad ogni parola.

Viene ad applaudirlo anche Donizetti. Aveva inventato un modo di morire diverso da quello italiano, che prevede che i moribondi si tengono la pancia stando seduti. Offerte dal teatro alla Scala, ma Donizetti, presolo subitamente in amicizia, lo riporta a Parigi, lo prepara per Lucrezia Borgia, che andava in scena agli Italiens, e aggiunge per lui un'aria inedita. Ma, proprio allora, Donizetti diviene pazzo e Mario, che d'altronde ha paura di ammalarsi di petto perché sente dei bruciori annuncianti una rapida consunzione, si mette in affari.

Mario, figlio di un fabbricante di chiodi, si è dedicato alla incisione su metallo. Una volta in un caffè Mario aveva sostenuto il coraggio dei francesi a confronto degli italiani, incapaci di sbarazzarsi dagli austriaci. Il giorno dopo si vede capitare davanti un marcantonio che, con tono tragico, gli dice: Partono e passano il Po.

Arrivano in una locanda e gli accordi per il duello si tengono stranamente alla presenza dei due avversari.

Ci si rivolge all'italiano: Mario, che aveva raccolto tutto il suo coraggio in previsione della spada, sentendosi impallidire, va alla finestra e si mette a guardare il paesaggio. Si propone la pistola: Anche la sciabola è rifiutata. L'avversario, un siciliano, propone allora il suo duello: Mariani lo scaraventa giù dalle scale, i testimoni lo abbandonano e Mario torna a Milano come un trionfatore.

Una volta vanno tutti insieme al lago di Como. Alizard vuol salire sul Bisbino e durante l'ascensione si toglie tutti i vestiti, che man mano fa portare a Boucher. Giunti al villaggio sono ricevuti dal curato. Al dessert l'incantano con la musica. Vanno in chiesa, montano sul pulpito, Mario si mette all'organo e mandano in estasi tutto il paese con canti piani. Un abitante offre loro ospitalità. Alizard sgattaiola nel giardino dove lo trovano che cerca di violentare la padrona incinta di sette mesi.

La notte sono mangiati dalle cimici. Al mattino si sentono urla di tuono: Alizard, molto amante della pulizia, prima dell'alba si era calato nel pozzo con una corda e non riusciva più a uscirne Ultimo episodio del viaggio: Alizard si rivolge a una ragazzetta che va al cimitero, portando un cesto e delle corone di sempreverdi, con l'unica frase, o quasi, che conosce in italiano: In un libro gli autori devono comportarsi come la polizia: Nessuno ha notato, eppure salta agli occhi, come la lingua di Napoleone, questa lingua fatta di piccole frasi imperative e quasi monologante, che ci è stata conservata da Las Cases nel Mémorial de Sainte-Hélène, e ancor meglio da Roederer negli Entretiens, sia stata ripresa e utilizzata da Balzac per far parlare i suoi militari, gli uomini di governo, gli umanitaristi, a partire dalle tirate del Consiglio di Stato fino a quelle di Vautrin.

Sainte-Victor, Charles Edmond, Mario sono a cena da noi. Flaubert, un'intelligenza ossessionata da Sade, al quale egli torna continuamente come a un mistero che lo seduce. Affascinato dalle turpitudini, va a cercarle; è tutto felice se trova un vuotacessi che mangia della merda, e grida, sempre a proposito di Sade: Al momento attuale, scaglia le sue grasse e pantagrueliche ironie contro i nemici di Dio.

Un tale va a pescare con un amico ateo. Pescano un sasso su cui è scritto: Per il suo nuovo romanzo ha scelto Cartagine come il luogo e la civiltà più putrefatta del mondo. In sei mesi ha fatto solo due capitoli dove parla di un bordello di ragazzi e di un pranzo di mercenari. È in difficoltà per il suo romanzo cartaginese: Si mette a guardare, divertendosi come un ragazzo, i nostri portadisegni, i nostri libri, tutte le nostre collezioni. Assomiglia in modo straordinario ai ritratti di Frédérick Lemaître giovane, molto alto, fortissimo, grandi occhi sporgenti, palpebre gonfie, guance piene, baffi ruvidi e cascanti, un colorito tempestato di macchie rosse.

Ogni anno passa quattro o cinque mesi a Parigi, senza andare da nessuna parte e vedendo solo qualche amico: Questa orsaggine forzata e ininterrotta dei letterati del XIX secolo è strana, se la si paragona alla vita, completamente mondana, tutta in società e zeppa di contatti, di inviti, di relazioni che conducevano i letterati nel XVIII secolo: La curiosità di conoscere l'uomo, gli approcci per avvicinare lo scrittore non esistono più dopo l'avvento della società borghese, dopo che l'eguaglianza è stata proclamata.

Il letterato non è più parte della società, non vi trova più il suo regno né ci mette piede. Di tutto questo mutamento si possono indicare molte cause. Quando la società aveva degli ordini, una gerarchia, il signore, penetrato dalla coscienza e dall'orgoglio della sua posizione, non era geloso del letterato; familiarizzava con lui, perché il talento non usurpava il suo privilegio, né turbava la sua vanità.

Inoltre in quel secolo di malinconia, in quel secolo tanto simile a Luigi XV, in cui la nobiltà trovava la vita bella e pronta e l'esauriva in fretta, il vuoto, il nulla era grande e le distrazioni offerte da un uomo di spirito, il piacere della conversazione venivano apprezzati e stimati. Un letterato era un raro spettacolo che, con l'estro e l'intelligenza, stuzzicava gli spiriti raffinati e annoiati.

Un'ospitalità familiare, un'accoglienza amichevole, le lusinghe sembravano a questa gente un prezzo equo per godere la compagnia di uno scrittore. Ma la borghesia ha fatto piazza pulita di tutto questo, perchè la sua grande passione è l'uguaglianza.

Il letterato ferisce i borghesi con la sua fama. C'è un rancore sordo, una segreta gelosia. Inoltre la borghesia, grande famiglia di uomini attivi, dove si fanno affari e figli, non richiede intensi commerci spirituali: Francesco II aveva nella sua camera un modellino dello Spielberg, con tutte le celle.

Ogni mattina passava in rivista, su questo modello, i prigionieri. Si immaginava di parlare con loro: Tu sei il numero 13, un certo Ebbene ti hanno dato delle aringhe e niente da bere? Tutto per il bene della loro anima. Bar-sur-Seine, tra il 29 giugno e il 7 agosto. Un tempo di piombo, un caldo di piombo, qualcosa di selvaggio e imprecisabile nell'aria. Sono le due e disteso sul mio letto, tutto vestito, un'idea mi assale, si impadronisce di me, mi invade completamente.

È davvero un'idea l'immagine viva e presente che mi sembra di poter toccare tendendo la mano e che vedo a occhi chiusi? Questa frequentazione ostinata e furiosa del desiderio È anche l'ossessione, il possesso.

Perché l'immagine sembra una parte del mio corpo, è in me, incarnata nei miei organi. E, cosa ancora più strana, questo slancio dei sensi e questo lavoro febbrile di idee materiali, che sfogliano continuamente, avanti e indietro, le pagine di un album osceno, questi appetiti, in cui mi dibatto, non sono vaghi, non fluidi e non erranti attorno a forme indefinite, a creature d'aria, ma hanno un oggetto preciso; tendono costantemente verso un corpo noto, familiare, usuale.

Château de Croissy, tra il 12 e il 26 agosto. Ieri ero a una delle estremità del grande tavolo. Edmond, all'altro capo, parlava con Thérèse. Non sentivo nulla, ma quando sorrideva, sorridevo involontariamente e con la stessa posa del capo Non c'è mai stato un simile caso di due corpi e un'anima sola. La mia amante è qui, distesa al mio fianco, sbronza d'assenzio. Io l'ho ubriacata e lei dorme.

Ascolto trattenendo il respiro È una voce singolare e che mi provoca una strana emozione, quasi paura, questa voce involontaria e fuggente; la parola priva di volontà, la voce del sonno, una voce lenta e che ha il timbro, l'accento e la forza di penetrazione delle voci di un dramma del Boulevard. E dapprima a poco a poco, un ricordo dopo l'altro, come se, con gli occhi della memoria, guardasse nella sua giovinezza, vedendo le cose e le persone uscire, sotto l'intensità della sua attenzione, dalla notte del passato: Lui aveva i capelli biondi Ma ormai è fatta, non è vero?

E poi questi segreti che stanno per venire alla luce e si arrestano meccanicamente, questa misteriosa incoscienza del pensiero, questa voce in questa camera buia è qualche cosa di spaventoso, come un cadavere in preda a un sogno Poi furono le impressioni del giorno stesso, il ritorno a parole dette poche ore prima e ancora calde nella sua memoria.

La scena avuta con un uomo per fargli riconoscere il suo bambino, il bambino di una donna alla quale aveva fatto da levatrice. A volte parlava al cuore dell'uomo; più spesso lo attaccava con l'ironia, un'ironia sorda e vibrante, che sfociava quasi sempre in un riso nervoso.

Un brio, un'argomentazione, un'eloquenza, una splendida arte della parola che mi confondeva e mi rapiva come la più stupefacente delle scene teatrali. Non ho conosciuto che Rachel in grado di dire certe parole, di buttare là certe frasi a quel modo.

A volte aveva anche delle intonazioni che richiamavano la voce tisica di Mademoiselle Thuillier, perché la sua voce era diversa, trasposta, non so come, su un altro tono, amara e dolorosa. Nel talento di certi uomini come Saint-Victor - talento, d'altronde, molto notevole - c'è una certa continuità ed uniformità di produzione che a volte mi annoia. Non sembra più che scrivano, ma che scivolino via, trasportati dal flusso. Sono come le fontane di vino nelle feste pubbliche: Il dada è forse il più grande bisogno dell'uomo: È assolutamente necessario che un uomo sia un monomane, abbia un pensiero fisso che riprende, digerisce e torna a masticare come un betel, si tratti di un giardino, di una costruzione, di una raccolta, di una donna.

Per la prima volta nella nostra vita una donna ci divide. Questa donna è Madame de Châteauroux che fa andare uno di noi, tutto solo, a Rouen, per prendere copia di un pacchetto delle sue lettere intime a Richelieu, che si trovano nella collezione Leber. Sono in albergo, in una di quelle stanze dove si muore inavvertitamente durante un viaggio, una stanza con l'impiantito gelato e che prende la sua luce grigia da una corte profonda come un pozzo.

Forse oggi capisco che cosa deve essere l'amore, se esiste. Se uno di noi è lontano dall'altro, è una metà di noi stessi che ci manca. Non abbiamo più che delle mezze sensazioni, una mezza vita; siamo incompleti come un libro in due volumi di cui il primo è perduto.

Ecco che cosa penso sia l'amore: Ma l'amore è questo? Non bisogna aggiungere alla fusione di due cuori, anche quella di due spiriti, quell'accoppiamento completo della personalità morale, forse unico, che ci contraddistingue?

Adulavo l'amore paragonandolo al nostro affetto fraterno. Alla stazione incontro Flaubert: Il suo romanzo cartaginese è a metà. Mi parla degli ostacoli che incontra, del lavoro che gli è stato necessario per convincersi che le cose stavano proprio come diceva lui. Inoltre la mancanza di una terminologia specifica lo obbliga a continue perifrasi per ogni denominazione.

Più va avanti, più aumentano le difficoltà. È obbligato ad allungare il colore locale come si allunga una salsa. Frequentiamo un solo teatro. Tutti gli altri ci annoiano e ci infastidiscono. Il teatro dove andiamo è il Circo. Qui vediamo degli acrobati, dei clown e delle donne che saltano dentro il cerchio di carta: Sono gli unici talenti al mondo che sono incontestabili, assoluti come un'operazione matematica o, meglio, come un salto pericoloso.

Non ci sono attori e attrici che fingono talento: Il loro talento è un fatto positivo. Noi guardiamo questi uomini e queste donne che rischiano la pelle in aria per strappare qualche applauso, con un rimescolio di viscere, con una indefinibile, feroce curiosità e nello stesso tempo con pietosa simpatia, come se questa gente appartenesse alla nostra razza perché tutti, bobèches, storici, filosofi, burattini e poeti, tutti noi saltiamo eroicamente per quell'imbecille del pubblico.

In verità, non sapete che il salto mortale costituisce il maggior titolo di superiorità dell'uomo nei confronti della donna? Alla fine delle società, quando tutto si intorbidisce e non ci sono più dottrine, né scuole, quando l'arte è a mezzo tra una tradizione perduta e una tradizione che si inaugura, si trovano dei decadenti singolari, prodigiosi, liberi, incantevoli, degli avventurieri della linea e del colore, che mescolano tutto, rischiano tutto e marcano ogni cosa con un sigillo strano, corrotto, raro; miscugli di buona fede, di slancio, di abbondanza, di genio, che sembrano grandi artisti mancati, debordanti di immaginazione.

Io immagino che Fragonard sia uscito dallo stesso stampo di Diderot. In tutt'e due c'è lo stesso fuoco, lo stesso brio, una pagina di Fragonard è come un quadro di Diderot. Lo stesso tono scanzonato e commosso; quadri di famiglia, tenerezze per la natura, libertà di un racconto senza regole. Entrambi si prendono gioco della forma precisa, assoluta, del pensiero o della linea. Diderot, più grande nella sua sublime conversazione che come scrittore; Fragonard, migliore nel disegno che nella pittura.

Uomini di getto, del pensiero buttato giù pieno di vita e appena nato di fronte agli occhi o alla mente. Saint-Victor ha il mento contratto, la fisionomia dura, chiusa, spenta, che ha nell'imbarazzo, nell'emozione o nella noia. La sala è piena del pubblico delle prime. È piena di madri di attrici, di autori di vaudeville, di critici e di sconosciuti, che a teatro hanno un nome, diritti sul direttore, crediti con l'autore, amici in un giornale, legami di parentela con il suggeritore o con le maschere.

Poi ci sono attrici che non recitano, attori ripuliti, puttane letterate e ganzi da quattro soldi. Ecco Fiorentino con la sua aria e il suo colorito da figura di cera. In fondo allo stesso palco, Bischoffsheim, l'ebreuccio, amico di tutti i critici, un farfallone calmucco che volteggia tra panca e panca.

Al palco di proscenio Dinah, con la sua piccola testa di serpente; di fianco a lei, sua madre Félix, con un bel collo di pelo e un manicotto bianco, che sembra la caricatura borghese della figlia.

Qui risplende, avvolta di veli come una sposa di Abido, Gisette di fianco alla moglie del celebre drammaturgo Grangé. Dietro loro Dennery con il suo occhietto spento. Là il vecchio Janin, il patriarca del feuilleton , invecchiato e con le guance cascanti, venuto dalla sua villa di Passy; podagroso porta, contro la gotta e il freddo, delle mezze maniche di maglia rossa. Doche, con il suo visuccio sbattuto che scompare sotto la grande ala blu del cappello, accompagna sua figlia, una ragazzona di bellezza campagnola.

Alle loro spalle si intravvede la figurina scialba, raggrinzita e l'occhialetto di Scholl. Gautier, torpido come una sfinge e un misirizzi, sembra rassegnato a tutto. Nel palco di proscenio della prima fila troneggia, in una mezza luce e con l'aria regale della noncuranza, la de Tourbey, tutta circondata da segni di omaggio e da una corte di cravatte bianche che spuntano nell'ombra.

C'è un vigile incollato al pavimento del nostro palco; una guardia del corpo nuova fiammante è alle nostre spalle, di fianco alla maschera, in piedi. Alessandri gironzola e sorveglia i corridoi con la mano appoggiata su un pugnale del suo paese. L'imperatore è venuto ad applaudire con l'imperatrice l'opera di questo amico, storico dei delitti famosi e poi segretario del colpo di Stato: Il dramma ha inizio.

Un dramma di quelli che tutti i retori hanno nel cassetto. Non è neppure un "Hugo" sbrodolato! E nella sala c'è un mormorio di donne: Ma la commedia è in sala: Tutti i binocoli interrogano il volto di marmo di Saint-Victor. E proprio in faccia a noi, nel palco di proscenio della terza fila, l'antica amante, l'abbandonata, l'Arianna, Ozy in persona, accompagnata dalla piccola Virginia Duclay, pianta lo sguardo sull'ingrato.

Siccome ha avuto un cattivo posto, non ha voluto sciupare i suoi bei vestiti: Passiamo nei corridoi ingombri di uomini e di gruppi, dove Janin sbuffa su una panca; dove Villemessant, come un capitano con la voce affondata in un bicchiere di acquavite, racconta i dettagli del secondo duello Galliffet; dove Albéric Second passa, dove vaga Claudin, dove Villemot mostra il suo panciotto bianco e la sua faccia di ranocchia, a cui venga schiacciata la pancia; dove quel buffone di Crémieux si lamenta dei suoi polmoni come un pagliaccio che reciti qualcosa di Millevoye; dove Marchal saluta tutti.

Andiamo a finire, presentati da Julie, nel palco di Sarah, che non è più una donna ma un'elefantiasi e che dà maledettamente sui nervi con una voce cantata, sonora e con la "erre" moscia: Inoltre è insopportabile per il giudizio che pronuncia sullo stile del lavoro, trovandolo di suo gusto.

Di qui vedo l'imperatrice di profilo, seduta in un palco, con uno scialle Maria-Antonietta, il volto contratto per l'emozione e gli occhi pieni di lacrime, che in un primo tempo cerca di nascondere sotto il ventaglio e che poi si decide ad asciugare con l'angolo del fazzoletto. L'uomo, con il collo torto e lo sguardo immobile sul teatro, osserva tutto in una posa legnosa. Il dramma è finito. Le maschere gettano i teloni sul velluto dei palchi. Il sipario si è rialzato sulla scena, dove gli addetti alla illuminazione portano le lampade e i sostegni.

Nella mezza-luce del palcoscenico andiamo a sbattere contro Fournier, in cravatta bianca e abito nero, che passeggia nervosamente chiedendo se è stato un successo: Poi andiamo a sbattere in un gruppo di pompieri che stanno ruzzolando giù da una scaletta; e, in fondo a un corridoio nero, entriamo in un palco intasato di gente.

Si fa la coda Sembra di assistere, in una sacrestia, a festeggiamenti per un matrimonio. Valanghe di donne si precipitano tra le braccia di Lia e l'abbracciano, mentre gli uomini si dissolvono per lasciarle passare. In fondo c'è tutta la famiglia: Lia che, con i suoi capelli biondi e soffici, ha l'aria di un piccolo cherubino gotico, uscito dal quadro di qualche primitivo, e il cui corpo fragile è perduto tra le grandi pieghe di una vestaglia scura, risponde a tutti: È di fronte alla toilette; si toglie prima gli stivaletti e poi le ciocche posticce.

La cameriera, che aiuta Lia a vestirsi, ha una brutta testa schiacciata e sporca, che ricorda quella di un pesce. Dalla porta, aperta per il continuo viavai, entra Madame Laurent vestita di stracci, mentre nel corridoio si scorge la sagoma satiresca di suo marito Dessieux; poi viene Murger, commosso e che puzza di vino. Poi una vecchia orribile, avvolta in uno scialle nero, che viene a chiedere se ce ne andiamo perché vuol chiudere la porta del corridoio. Passiamo per scale buie, rampe oscure, il retrocucina di un caffè, con fornelli e bricchi che si intravedono vagamente, poi il caffè chiuso e quasi senza luce, dove si sentono le conversazioni di ombre di attorucoli e andiamo a cascare alla tavola di Lia.

Arriva anche la Lagier, che era stata invitata. Dapprincipio il discorso è pieno di gesti, di scoppi, di nervosismi, con le attrici ancora febbricitanti che parlano di tutte le grandi cose della serata, di un certo effetto che è stato loro sottratto, di un altro effetto che si doveva eliminare, degli applausi del pubblico e dei battimani della claque.

E il discorso torna sempre alla claque , al capo- claque , a Goudchoux, che non si è andati a trovare, che non si è pagato, che è intimo del marito di Madame Laurent, che lei ha pagato; e c'è tutta una serie di recriminazioni per cui queste voci, usurate e a pezzi, ritrovano dei furori, delle vivacità, delle grida.

Poi, da questo primo caos di voci, balzano fuori il brio e lo spirito della Lagier che, ubriacata da due bicchieri d'acqua e dalla vicinanza della carne fresca, di cui sono il rappresentante, si lamenta dei gonfiori da quarantenne che le vengono sul collo a soli ventotto anni; affonda Scholl, che chiama il Rubempré di Bordeaux; schianta Doche; scimmiotta la Duverger; mima una scena spinta; spoglia gli uomini che ha conosciuto; racconta che Séjour è furioso, perché l'ha vista mangiare delle salsicce sulla gondola che la porta in scena; parla delle adescatrici sue pari; della felicità che prova ad avere in tasca dieci franchi, lei che ne ha mangiati centomila; parla della notte che ha passato con Marchal, con una tenda come divisorio; paragona uno di noi a uno di quei graziosi maestri di disegno, che si trovano nei pensionati e che lei definisce slombatori di camerate femminili; dà del "tu" a tutti e finisce con questa professione di fede nel suo matrimonio con Sari: Ma io ne ho avuti cento, centocinquanta, che ne so?

Un uomo per amarmi dovrebbe rimproverarmi troppe cose Lui mi lascia libera, mi fa delle corna, lascia che io gliele faccia, a patto che non sia per denaro.

Mi nutre, mi tiene in ordine, mi paga le spese. I seimila franchi che guadagno sono per mia madre Ne avessi centomila, li spenderei tutti, come se fossero un soldo, in sciocchezze. Io, vedete, sono un uomo Siamo nella nostra sala da pranzo e questo grazioso ambiente, con le pareti e il soffitto coperti da tappezzerie di reps, pieno di disegni contrassegnati tra i quali abbiamo appeso da poco la magnifica Revue du roi di Moreau, splende allegramente per i bagliori e le dolci luminosità del lampadario in cristallo di Boemia.

Alla nostra tavola ci sono Flaubert, Saint-Victor, Scholl, Charles Edmond, e in più le donne, Julie e Madame Doche, che porta sui capelli, lievemente incipriati, una reticella rossa. Di tanto in tanto Scholl, per attirare l'attenzione, ne spara qualcuna o stronca un assente. Alla fine si fa un punto d'onore di schiantare Lurine. Al dessert Doche scappa via con la scusa della prova generale della Pénélope normande, che è in cartellone per domani.

Ci va anche Saint-Victor, che non ha niente per il suo articolo, in compagnia di Scholl. Ed ecco che tra noi ci mettiamo a parlare di teatro e Flaubert si lancia a briglia sciolta in questa bella tirata: Io l'ho scoperto da quelli che il segreto ce l'hanno. Prima di tutto bisogna bere dei bicchieri di assenzio al Café du Cirque; poi dire di ogni lavoro: E soprattutto fare sempre dei progetti e mai un lavoro teatrale Quando se ne è fatto uno o quando si è scritto un articolo sul "Figaro", la fregatura è presa!

Ho studiato il segreto di uno che lo possiede, anche se è un imbecille, di La Rounat È La Rounat che ha coniato la formula sublime: Il tipo di Cherubino: Non ha mai voluto che si ricavasse un dramma da Madame Bovary perché, sostiene, un'idea nasce per un solo stampo e non si adatta a due fini; inoltre non voleva che la sua opera finisse nelle mani di un Dennery: Una volta mi sono trovato di fianco a due donne che ad ogni scena prevedevano ad alta voce la successiva: Poi il discorso va a finire ora sull'uno, ora sull'altro del nostro ambiente e sulla difficoltà di trovare degli uomini con cui si possa vivere, che non abbiano tare, non siano insopportabili, né borghesi, né maleducati.

Charles Edmond promette di elencarne dieci, ma non riesce ad andare più in là di tre o quattro. In lui non si riesce mai a vedere chiaro; il suo cuore non si confessa completamente, anche quando il suo spirito si svela con assoluta confidenza; a volte, dopo tre anni di intimità e di amicizia, ha delle freddezze improvvise, delle strette di mano gelide come per uno sconosciuto Flaubert dice che è il marchio della sua educazione, e che l'educazione religiosa, l'esercito e la scuola normale - queste tre regole successive a cui è stato sottomesso - lasciano un segno indelebile sull'uomo e sul carattere.

Poi si passano in rivista le attrici, i capricci di queste strane creature. Flaubert dà la sua ricetta per conquistarle: Si parla della loro incredibile influenza sulla critica dei loro amanti. E siccome dalle attrici la conversazione si sposta sulle donne in generale: Mi corico dalla parte del cuore e durante la notte Alla fine restiamo soli, noi e lui, nel salotto pieno del fumo dei sigari; e lui misura a grandi passi il tappeto, sbatte colla testa contro il lampadario, deborda, si confessa come con fratelli spirituali.

Ci parla della sua vita ritirata, da selvaggio, anche a Parigi, rinchiusa in se stessa e chiusa agli altri. Detestando il teatro non si concede altra distrazione che andare alla domenica a pranzo da Madame Sabatier, la Présidente, come la chiamano Gautier e i suoi amici; ha in orrore la campagna.

Pur lavorando dieci ore al giorno, sperpera molto tempo, si perde in letture ed è sempre pronto a disertare la sua opera. Se comincia a mezzogiorno, si scalda soltanto alle cinque di sera; incapace di scrivere su della carta bianca, ha bisogno di riempirla come un pittore che mette giù le prime tonalità. E poi anche quando l'opera riesce, non si ottiene mai il successo che si è voluto. Sono i lati da vaudeville di Madame Bovary che l'hanno portata al successo.

Il successo è sempre laterale Chi nel pubblico si rallegra e prova piacere nella forma? Ed è proprio la forma che vi rende sospetti alla giustizia e ai tribunali, che sono per i classici Ma i classici non li ha letti nessuno!

Non ci sono otto letterati che abbiano letto, e intendo letto, Voltaire. Non ce ne sono cinque che conoscano i titoli dei drammi di Thomas Corneille Ma i classici sono pieni di immagini! La tragedia è soltanto immagine. Petrus Borel non avrebbe mai rischiato questa immagine insensata: Brûlé de plus de feux que je n'en allumai. Non è mai stata consacrata come nel discorso di un classico, di Buffon, all'Académie: Voglio sperare che questo significhi l'arte per l'arte!

E La Bruyère dice: Poi ci enumera i suoi breviari stilistici: La Bruyère, alcune pagine di Montesquieu, alcuni capitoli di Chateaubriand; ed eccolo che con gli occhi fuori della testa, il colorito acceso, le braccia sollevate drammaticamente, con l'apertura di un Anteo, cava fuori dal petto e dalla gola dei frammenti del Dialogue de Sylla et d'Eucrate, di cui ci lancia addosso le sonorità di bronzo con ruggiti da leone.

Flaubert cita la critica sublime di Limayrac su Madame Bovary , che termina con queste parole: Parliamo del romanzo cartaginese in cui è immerso. Ci racconta le sue ricerche, i suoi lavori, le sue letture, tutto un universo di appunti che potrebbero servire come piedistallo a un Beulé, la difficoltà di trovare parole esatte che lo obbliga a continue metafore: Chiedo a un uomo onesto e intelligente di chiudersi per quattro ore in una stanza con il mio libro; io voglio dargli un modello di hashish storico.

Dopo tutto il lavoro è ancora il modo migliore per ingannare la vita. Trascorsa la sera da Flaubert. C'è Bouilhet che assomiglia a un operaio bello. Splendide leggende sulle avarizie provinciali. Leggende sui professori del collegio di Rouen. Poi conversazione su Sade, al quale ritorna continuamente, affascinato, lo spirito di Flaubert: Ci parla del romanticismo.

In collegio dormiva con la testa sopra un pugnale e fermava il suo calessino di fronte alla campagna di Casimir Delavigne, montando a cassetta per lanciargli insulti da teppista. Uno due tre volumi Correre, muoversi, scrivere, pensare Io, nato per essere una lucertola della Villa Pamphili, al sole, sopra un muretto che conosco. Accanto al camino Flaubert racconta il suo primo amore. In precedenza aveva perso la verginità con la cameriera di sua madre. Tre donne con delle vestaglie di seta lunghe fino ai talloni; un negretto con un abito di nankino e delle babbucce ai piedi.

Per il giovane normanno, che prima aveva viaggiato soltanto dalla Normandia alla Champagne e dalla Champagne alla Normandia, l'insieme era di un esotismo molto seducente. Poi un patio, pieno di fiori esotici, con in mezzo, a cantare, uno zampillo d'acqua. Le diede uno di quei baci dove si mette tutta la propria anima. Poi venne un fottio di delizie, poi lacrime, poi lettere, poi più nulla. Guarda, cerca, si accorge che al suo posto c'è un negozio di giocattoli. Al primo piano, un barbiere: Mi dicono una cosa abbastanza curiosa per la storia della società contemporanea.

Mettiamo che uno straniero voglia inaugurare la sua casa e ricevere l'autentica élite parigina. Si rivolge a quattro o cinque donne conosciute, alle quali fa un regalo - se vuole degli ospiti di prima qualità - o a cui manda mille franchi, se si accontenta di gente di seconda qualità.

Questa donna pensa a tutto; lui non è più nulla, niente altro che un semplice invitato, e vede sfilare tutta la società di questa signora, che riceve alla porta di questo signore, e che ha verificato in precedenza se ogni cosa era in ordine.

Come prova della tenacia provinciale di questa natura, della sua applicazione accanita, racconti di grandiosi scherzi a Rouen, per tre anni. Ha scritto molto dopo essere uscito dal collegio, ma non ha mai pubblicato nulla, eccettuati due articoletti su un giornale di Rouen. Rimpiange di non potere pubblicare un romanzo di circa centocinquanta pagine, scritto allora: Con lui siamo allo stesso punto del giorno in cui l'abbiamo conosciuto e, se lo invitiamo a cena, dice che gli dispiace moltissimo, ma che riesce a lavorare solo alla sera.

Questi uomini - che i borghesi immaginano in continue feste, dediti alle orge, e in grado di vivere il doppio degli altri - non hanno neppure una serata da dedicare all'amicizia e alla compagnia!

Operai solitari e sprofondati in se stessi, vivono lontani dalla vita, in compagnia di un pensiero e di un'opera. Data una scorsa alla Légende des siècles di Hugo. Quello che mi colpisce, soprattutto, è l'analogia dei quadri di Hugo con quelli di Decamps.

Si potrebbe seguire passo per passo l'epopea ciclica e spezzettata del poeta nell'opera del pittore. Una poesia dipinta, di materia Ma la poesia non è forse avvilita dalla concorrenza con la pittura? Booz è un meraviglioso frammento biblico. Ma ci sono molti sforzi, molte caricature della forza, del titanismo fittizio, la ricerca puerile di sonorità che appannano la rima. Non so perché questi ultimi versi di Hugo mi hanno fatto pensare a quelle uova di madreperla, che sono la passione delle prostitute nelle vetrine dei profumieri e che si aprono mostrando un flaconcino circondato da foglie in similoro, dove è custodito un profumo di muschio capace di fare abortire un dromedario.

Ne parliamo con Flaubert, che siamo andati a trovare. Quello che lui, pieno di atteggiamenti da pensatore, ha notato in Hugo, è soprattutto l'assenza di pensiero. Ed è per questo che lo ama: È immerso fino alla cintola nella natura. Poi la conversazione va a cadere sulla commedia vendicatrice che la nostra epoca sembra evocare, ma che il pubblico non sopporterebbe: E tutti e tre siamo d'accordo nel riconoscere che non c'è prostituzione peggiore di quella attuale: Ci confessiamo decisamente il nostro astioso disprezzo per le opere alla Feuillet.

E parlando della corte strisciante che fa alle donne nelle sue opere e della pubblicità che ne ha ricavato, Flaubert dice: Quelli che le amano, parlano delle proprie sofferenze: Proprio allora arrivano a Flaubert quattro grossi volumi in-quarto sulle miniere di Algeria, stampati dalla tipografia imperiale, dove spera di trovare una parola che gli è necessaria sulle miniere nei dintorni di Tunisi.

Gli parliamo di Madame Bovary ed egli dice che c'è un solo tipo schizzato lontanamente su un modello reale, il vecchio Bovary: Si veste per andare da Madame Sabatier, la Présidente, che offre uno dei suoi famosi pranzi della domenica, frequentati da Gautier, Royer, Feydeau, Du Camp e dallo stesso Flaubert. In strada ci racconta questa bella risposta della Lagier a un uomo che voleva tornare a letto con lei: Era come un tamburo. Bisogna davvero rinunciare a offrire un piatto di minestra e un pollo tartufato alla gente che scrive.

Non c'è ombra di socievolezza neppure a bocca piena. Ci siamo appena seduti a tavola quando Flaubert e Saint-Victor cominciano a litigare a proposito di Dupanloup: Questa sera siamo costretti a riconoscere che ci sono delle barriere tra noi e Flaubert. C'è in lui un fondo di esibizionismo provinciale. Si capisce vagamente che ha fatto tutti i suoi grandi viaggi solo per stupire gli abitanti di Rouen.

Ha lo spirito grossolano e pesante come il corpo. È sensibile soprattutto alla grancassa delle frasi; nella sua conversazione ci sono poche idee, e quelle poche presentate con roboante solennità. Il suo spirito, come la sua voce, ama le declamazioni.

Le storie, le figure che evoca hanno l'odore dei fossili di una sotto-prefettura. Porta dei panciotti bianchi, vecchi di dieci anni, di quelli con cui Macaire faceva la corte ad Éloa. C'è in lui un fondo di collera e di indignazione contro l'Académie e contro il papa, di cui si potrebbe dire quello che Joseph de Maistre diceva dell'incredulità: Ieri è stato a vedere un mucchio di medaglie in biblioteca; oggi è andato al gabinetto di mineralogia del Jardin des Plantes.

Ha letto i tre volumi di Fournel sulle miniere di Algeria; e sono tutti studi da cui forse non ricaverà neppure una parola per il suo romanzo: È goffo, eccessivo e privo di leggerezza in ogni cosa, nello scherzo, nella caricatura, nella imitazione delle imitazioni di Monnier, a cui si sta dedicando accanitamente. La sua allegria bovina manca di ogni fascino. Flaubert, che va a Croisset per il matrimonio di sua nipote, viene a salutarci.

Ci parla a lungo di una messa in scena che ha occupato gli anni della sua prima giovinezza. Con qualche amico, e specialmente con il suo amico intimo Le Poittevin, compagno di collegio, metafisico molto forte, natura un po' arida, ma di una straordinaria altezza di idee, avevano inventato un personaggio immaginario, nella pelle, negli abiti e nella voce del quale si immedesimavano a turno per dare vita al loro spirito burlesco. Questo personaggio, piuttosto difficile da definire, aveva un nome collettivo e generico, il Garçon, ed era un tipo molto simile a Pantagruel.

Era la caricatura del romanticismo, del materialismo e della filosofia di Holbach. Flaubert e i suoi amici gli avevano attribuito una personalità completa e tutte le caratteristiche di un uomo vero, complicato da ogni sorta di sciocchezze provinciali. Fu uno scherzo grossolano, ostinato, paziente, continuo, eroico, eterno: Il Garçon aveva gesti automatici, un riso stridulo e a scatti che non era un riso, una gigantesca forza muscolare. Niente dà meglio l'idea di questa strana invenzione, che li affascinava profondamente e li faceva come impazzire, della burla di rito ogni volta che passavano di fronte alla cattedrale di Rouen.

Immediatamente quello che faceva il Garçon ribatteva: E sono belli anche l'editto di Nantes e le Dragonnades! L'eloquenza del Garçon esplodeva specialmente nella parodia delle cause celebri, che si teneva nella grande sala operatoria del padre di Flaubert, all'Ospedale maggiore di Rouen.

Vi si pronunciavano le più strampalate difese, necrologi di persone vive, arringhe grasse e torrenziali che duravano tre ore. Il Garçon aveva tutta una storia che ognuno arricchiva di una pagina. Scriveva poesie e gestiva l'Hôtel des Farces, dove, al tempo dello spurgo, si teneva la Festa della Merda; e allora nei corridoi si sentivano risuonare questi ordini: È stupefacente come Sade si ritrovi di continuo in Flaubert come un orizzonte.

Eppure, a quel tempo, secondo le sue affermazioni, non lo aveva ancora letto. Homais mi sembra una specie di Garçon, adattato alle esigenze del romanzo. Noia in me e intorno a me. Il cielo mi sembra grigio, le cose mi sembrano scolorite e quel poco che mi capita è insipido.

Anche gli uomini, la gente che vedo, hanno per me questo grigiore, questa decolorazione, questa scipitezza. Gli amici mi fanno l'effetto di un libro noioso e già letto. Vorrei vedere altri uomini noiosi ma in modo diverso; spostarmi, vivere tra altri muri, tra altre tappezzerie. Mi sembra che in un altro luogo la vita mi sarebbe più gradevole.

Vorrei comprare una casa di contadini nella foresta di Fontainebleau per poter riposare la testa e il corpo. In questi giorni sono venuto a sapere come il governo compera gli uomini di cultura. È una cosa molto semplice. Io avevo sempre immaginato che per corrompere gli uomini fosse necessario tastare il terreno, agire con diplomazia, ottenere un abboccamento per mezzo di terzi; insomma un po' di tempo e qualche formalità.

L'imperatore fa chiamare Renan, gli dice che segue con interesse i suoi lavori e gli chiede se non desidera vedere i popoli e i luoghi di cui parla nei suoi libri, la Siria e la Palestina. L'altro risponde come farebbe una maschera a teatro: Chiedo a Gautier se gli dispiace non abitare più a Parigi: È esattamente la stessa cosa! Parigi non è più quella che ho conosciuto! È Filadelfia, Pietroburgo, qualsiasi cosa. Tutti i drammi che vedo non valgono nulla; eppure, lasciati tali e quali, senza spostare una scena potrebbero divenire dei capolavori, a condizione che un uomo di talento li riscrivesse e disegnasse i caratteri.

Per me il teatro non consiste in altro che in questo: Quanto allo svolgimento, all'intrigo e alla situazione: Ho davvero paura che l'immaginazione sia solo una forma di memoria inconscia. La creazione pura è un abbaglio dello spirito e l'invenzione nasce dall'accaduto: Questa sera vado all'Eldorado, un grande caffè-concerto al boulevard de Strasbourg, una sala a colonne, decorata e dipinta molto lussuosamente, abbastanza simile al Kroll di Berlino.

La nostra Parigi, la Parigi dove siamo nati, la Parigi del periodo , se ne va. E se ne va non solo materialmente, ma anche moralmente. La vita sociale determina una grande evoluzione che sta cominciando.

In questo caffè vedo delle donne, dei bambini, delle coppie, delle famiglie. La vita ritorna ad essere pubblica. L'alta società trova sfogo nei circoli privati e il popolo nei caffè. Sono straniero alle cose che stanno per accadere e alle cose attuali, come lo sono a questi viali dove non si respira più l'aria del mondo di Balzac, ma quella di Londra, di qualche Babilonia futura.

Flaubert ci racconta che, quando descriveva l'avvelenamento di Madame Bovary, sentiva un peso di piombo allo stomaco e che la sofferenza lo aveva fatto vomitare due volte.

E tutto questo per la gioia dei borghesi! Questa mattina ci decidiamo a portare la lettera che il dottor Follin, su raccomandazione di Flaubert, ci ha dato per Edmond Simon, assistente di Velpeau, all'Hôpital de la Charité. Per il nostro romanzo, Soeur Philomène, abbiamo bisogno di fare degli studi dal vero, dal vivo Abbiamo dormito male e ci siamo alzati alle sette. C'è un freddo umido; senza confessarcelo, proviamo una certa apprensione, una certa paura nervosa.

Quando entriamo nella sala-donne, davanti alla tavola su cui ci sono un pacchetto di filaccia, delle bende e un mucchio di spugne, si produce in noi qualcosa che ci mette a disagio.

Facendoci forza, seguiamo Velpeau e i suoi assistenti; ma camminiamo come se fossimo ubbriachi, abbiamo la percezione precisa dei movimenti della rotula nelle nostre gambe e una specie di freddo nel midollo delle tibie Di fronte a questo spettacolo e ai cartelli appesi al capezzale dove si legge soltanto: Alla sera ci resta di tutto questo una lontana visione, qualche cosa che ci sembra di avere sognato e non visto.

E, cosa strana, l'orrore che cova sotto queste immagini è tanto velato dalle coperte bianche, dalla pulizia, dall'ordine, dal silenzio, che il ricordo lascia in noi una sensazione voluttuosa e misteriosamente irritante. Delle donne pallide, intraviste sui guanciali, quasi bluastre e trasfigurate dalla sofferenza e dall'immobilità, ci resta un'immagine stuzzicante che ci attrae con un non so che di velato e pauroso.

Cosa ancora più strana, noi che abbiamo orrore della sofferenza degli altri e della nostra, noi che proviamo nausea di fronte a qualsiasi forma di sadismo e di crudele compiacimento, sentiamo più del solito il bisogno di un rapporto sessuale e la mancanza della nostra amante che ci ha scritto di non poter venire. Ho letto da qualche parte che le persone che si prendono cura dei malati sono le più portate all'amore.

È un abisso spaventoso! Andiamo all'Hôpital de la Charité. Partiamo nella neve, in una luce invernale che si alza con riverberi rossi di incendio nella parte bassa del cielo. La pietra, sotto i toni freddi del ghiaccio, ha quelli internamente caldi della ruggine. Ci ritorniamo alle quattro per ascoltare la preghiera: Camminiamo, sprofondati nello stordimento e nella fatica, come se avessimo trascorso una notte al gioco o a un ballo mascherato; completamente assorti nelle immagini e privi di idee.

Fluttua in noi una tristezza, come se l'aria dell'ospedale avesse impregnato il nostro corpo. Alla sera i nostri nervi sono tanto malati, che un rumore, una forchetta che cade ci fanno trasalire con insofferenza quasi rabbiosa. Proviamo piacere a starcene in silenzio vicino al fuoco, abbandonandoci alla degradazione, con gli occhi nel vuoto, timorosi di ogni movimento come vecchi affaticati. Saint-Victor viene a trovarci e ci dà la notizia: Murger sta morendo di una malattia che porta alla putrefazione i vivi, una cancrena senile con complicazioni di carbonchio, qualche cosa di terribile che riduce in brandelli.

L'altro giorno, cercando di fargli la barba, gli hanno strappato il labbro insieme con i peli. Ricord dice che, amputandogli le gambe, la sua vita si prolungherebbe forse di otto giorni. La morte, a volte, sembra un'atroce ironia, lo scherzo di una divinità spietata. L'ultima volta che ho visto Murger, un mese fa, al Cafè Riche, aveva un aspetto splendido. Un suo atto unico era andato in scena da poco al Palais-Royal. Tutti i giornali avevano parlato di questo lavoretto più che dei suoi romanzi ed egli diceva che era troppo stupido rompersi la schiena a scrivere dei libri per non ricavarne né gratitudine né denaro: Ed ecco la conclusione di questi progetti.

Pensandoci sembra una morte biblica. Questa morte per decomposizione è come la morte della Bohème, in cui si congiungono la vita di Murger e il mondo che ha rappresentato: Charles Edmond e Julie sono a cena da noi. Richiesto di notizie sul figlio, risponde: Alexandre ha quello che mi manca, ma io ho quello che manca a lui.

Chiudetemi in una stanza con cinque donne, carta, penne, inchiostro e un dramma da scrivere. Siamo nel cortile dell'Hospice Dubois, scarpinando nel fango, nell'aria umida, gelata, nebbiosa.

La cappella è troppo piccola; fuori siamo più di mille e cinquecento: Guardando questa folla penso che è molto strana la giustizia distributiva dei funerali, la giustizia della posterità contemporanea che segue la gloria o il valore ancora caldi. A seguire il carro funebre di Henri Heine c'erano in sei; dietro quello di Musset c'erano quaranta persone La bara di un letterato ha la sua buona o cattiva sorte, come i suoi libri.

D'altronde sotto la maschera d'occasione, tutta questa gente restituisce largamente a Murger l'indifferenza che lui non nascondeva per gli altri. Gautier, che afferma di nutrirsi con cura, ci racconta che è arrivato a scoprire di dove proviene quel gusto d'olio nelle bistecche, che da molto tempo cercava di indovinare: Di fianco a noi si parla di bibliografia erotica, di cataloghi di libri osceni.

Saint-Victor chiede informazioni sul Diable au corps di Andréa de Nerciat. Aubryet conia un epigramma divertente e spaventosamente ipocrita sull'aspetto di Louis Ulbach: Non si fanno i libri che si vogliono. Una fatalità, una forza sconosciuta, una volontà superiore alla vostra vi impongono l'opera, vi guidano la mano.

Sentite che dovevate scrivere necessariamente proprio quello che avete scritto. E a volte, come per Soeur Philomène, il libro che vi esce dalle mani non vi sembra vostro; vi stupisce come qualche cosa che era in voi e di cui non avevate coscienza. Entriamo in teatro attraverso il budello infetto del "passage de l'Opéra", dove c'è l'ingresso degli artisti.

Troviamo un'altra scala; ci investe una banda di lanzichenecchi, metà in giallo e metà in rosso, una valanga che sembra venuta fuori da una incisione di Aldegrever e correre precipitosamente verso il trionfo di Maximilien. Erriamo nel labirinto dei corridoi, degli anditi, delle scale, delle porte che sbattono come in un sogno.

Ci mettiamo a correre dietro una comparsa che fa i gradini a quattro a quattro. Passiamo davanti a palchi semiaperti di attrici: Eccoci, infine, di fianco alla scena. Saliamo una scala a chiocciola. Picchiamo a una porta. Ci aprono ed entriamo in un palco completamente buio dove ci sono due donne: Gisette, con le spalle e metà del petto fuori, in tenuta da combattimento, e Julie.

Il palco è grande e ha un grande salotto; sul fondo un divano largo, delle tendine che si possono tirare e una fiaccola decorativa, dipinta in oro e in rosso. Da questo palco, che guarda sul palcoscenico, si vedono i cantanti, uomini e donne, con i tratti dipinti di nerofumo e di belletto. Quando danzano, si sente il rumore che fanno i ballerini ricadendo, il colpo dei talloni contro le caviglie; e, quando cantano, ben chiara la voce del suggeritore. La scena è grigia, i personaggi grigi.

La ribalta li immerge agli occhi degli spettatori in quella luce velata, in una trama luminosa che attraversano prima di presentarsi agli spettatori. Con il sipario abbassato si vede tutto l'affaccendarsi del palcoscenico, l'andare e venire di questa armata di corifei, di macchinisti, di comparse. Lo scenario si alza lentamente dal pavimento. Un ballerino in bretelle svizzere batte il tempo ritmicamente; una ballerina mette l'occhio al buco del sipario e una lentiggine di luce le appare sulla guancia.

In fondo, tra gli scenari, ombre di uomini e di donne si ammucchiano confusamente. Una lanterna getta un riflesso nell'ombra piena di cose, sul casco di un pompiere, sopra un volto, sull'orlo vivacemente colorito di una veste.

Questi sfondi di ombre, dove le linee si muovono, appena visibili, schizzati di tanto in tanto da lampi di luce, come abbozzati in un sogno di Goya, hanno un mistero, un colore particolare, una vita fantastica. Questo grande movimento di cose che si spostano come da sole, di uomini che vanno e vengono senza fare rumore, ha qualcosa di automatico: In questa semioscurità e in questo miscuglio di costumi sembra di assistere a un carnevale al Limbo.

Alcuni inservienti dell'Opéra, bardati come dei sacrestani, seduti su delle panche, hanno l'aria di fantasmi resuscitati dal tempo della Guimard. Proprio in faccia a noi c'è il palco completamente velato da una grata, dove l'imperatore viene a divertirsi con delle donne che si fa mandare su dal palcoscenico. Sotto c'è il palco dove sta abitualmente Véron, selvaggio, ignobile, con la sua aria da cinghiale. Vicino a lui Jules Lecomte e, in questa compagnia, Sainte-Beuve, a cui Véron ha offerto l'occasione di vedere, probabilmente per la prima volta, le spalle delle ballerine.

Infatti con un'aria da merciaio provinciale condotto dalla Farcy, tutto eccitato e vispo, con il sorriso ripugnante dei vecchi che si stropicciano contro della carne fresca e soda, percorre con il suo cannocchiale le schiene delle comparse sotto il suo naso. Dennery entra e ci dice: Fa parte dell'Académie, non è vero?

Non ho mai letto nulla Riconosciamo una volta per tutte - si dava il Guglielmo Tell - che non solo la musica ci annoia, ma che ci tormenta. È un rumore che ci colpisce sgradevolmente, un rumore che ci sembra privo di armonia. Durante un intervallo vedo la graziosa Hamackers, in costume da figlio di Guglielmo Tell, nel palco di Véron, che la palpeggia; poi la vedo passare ad Auber, di là a Félicien David e scendere, scendere dalle persone celebri ai conoscenti, fino ai direttori di scena, facendosi sempre palpeggiare un poco di qua e di là.

Quando scrivo un romanzo ho l'intenzione di rendere un colore, un tono. In Salammbô, ad esempio, voglio fare qualcosa che abbia il colore della porpora.

Quanto al resto, ai personaggi e all'intrigo, si tratta solo di un dettaglio. In Madame Bovary mi stava a cuore soltanto di creare una tonalità grigia, un colore ammuffito di esistenze sotterranee. La storia da proiettare su questo sfondo mi importava tanto poco che, alcuni giorni prima di mettermi al lavoro, avevo concepito Madame Bovary in modo del tutto diverso; l'ambiente e la tonalità erano gli stessi, ma la protagonista doveva essere una zitella devota e senza amanti.

Quando tutti se ne sono andati, restiamo un po' a parlare con Flaubert. Ci parla della sua mania di recitare e di declamare il suo romanzo man mano che lo scrive, sgolandosi al punto di esaurire intere brocche d'acqua, inebbriandosi delle sue grida fino a far vibrare un grande piatto di bronzo, tanto che un giorno, a Croisset, senti, qualcosa di caldo invadergli lo stomaco ed ebbe paura di uno sbocco di sangue. A casa di Flaubert parliamo della difficoltà di scrivere e di ritmare le proprie frasi.

Il ritmo, per noi, è oggetto di ricerche e di cure, ma per Flaubert è un vero idolo. Un libro lo giudica solo leggendolo ad alta voce.

Se un'opera non è scandita secondo il moto dei polmoni umani, è priva di valore. Sembra un duo di flauto e violino E state pur tranquilli che anche i testi storici restano in grazia del ritmo. E si mette a recitare tutta la scena con la sua voce taurina. Un editore vi sfrutta, ma non ha il diritto di apprezzarvi. Sono sempre stato grato a Lévy di non avermi mai parlato del mio libro. Ecco una storia curiosa e di fonte attendibile. Il re del Piemonte è un vero satiro, un vero priapo che si butta sulla prima che gli viene a tiro.

Tuttavia aveva allacciato una relazione con una donna della sua corte, di cui era innamoratissimo, donna ostile alla politica di Cavour, legata a Roma e sostenuta da Rattazzi, che allora era il confidente intimo del re e non poteva soffrire Cavour. L'intrigo, condotto a meraviglia e senza chiasso, stava per culminare con il matrimonio, quando un giovane capita a casa di Cavour e gli dice che si accinge a un passo da vile, ma che lo fa per patriottismo e per impedire una politica che minerebbe l'avvenire dell'Italia.

Poi consegna a Cavour le lettere di quella donna, di cui era l'amante. Cavour si precipita sulle lettere e corre dal re.

Ma Cavour, spenta la prima fiammata, ha la meglio, corre da Rattazzi, gli dà del mascalzone e gli chiude la bocca mostrandogli le lettere

Feydeau è sempre come un ragazzo che ha appena pubblicato il suo primo articolo: Tutti gli altri ci annoiano e ci infastidiscono. Se comincia a mezzogiorno, si scalda soltanto alle cinque videoxgratuite sexemodel limoges sera; incapace di scrivere su della carta bianca, ha bisogno di riempirla come un pittore che mette giù le prime tonalità. Lui aveva i capelli biondi Forse oggi capisco che cosa deve essere l'amore, se esiste. I ricordi di famiglia sono ricordi di grandi pranzi. Le donne si bagnano gli stivaletti senza brontolare.

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